Sono stati due mesi e qualche giorno piuttosto intensi. Difficile per noi fare bilanci precisi e dettagliati. Non abbiamo dati esatti sulle domande processate da CONSAP, su quelle inviate e su quelle già liquidate. Sono dati che chiederemo la settimana prossima.
Notiamo, però, una migliore risposta da parte del sistema implementato anche se molte persone trovano difficoltà. Comprensibili e giustificate, ma, credo, non irreparabili; con l’aiuto di amici e parenti le cose si possono aggiustare. Alcune situazioni sono un po’ più complicate ma si possono risolvere.
Il nostro compito istituzionale è anche, se non soprattutto, quello di garantire a tutti gli aventi diritto la liquidazione del dovuto in tempi ragionevolmente brevi, e, va detto, compatibili con le risorse di CONSAP. Da questo punto di vista le cose devono migliorare.
È vero che CONSAP ha lavorato finora con i dati ricevuti dagli aventi diritto, e quindi se qualcuno ha cambiato indirizzo, mail o IBAN avrebbe dovuto segnalarlo, ma è altrettanto vero e documentato che quando questo è stato fatto in moltissimi casi CONSAP non ha registrato le variazioni trovandosi, a partire dall’erogazione della IV quota, con circa 1700 posizioni non raggiunte dalle lettere postali. Queste posizioni, con l’introduzione della nuova piattaforma digitale, saranno in percentuale non ancora riscontrata, recuperate dall’invio delle mail. Al numero di posizioni recuperate, però, si aggiungeranno altre che verranno perse dall’invio di mail con indirizzo errato. Cosa, quest’ultima, non rara perché la fonte principale di questi indirizzi digitali proviene da dichiarazioni di notorietà scritte per lo più a mano.
Insomma in un modo o nell’altro si dovrà far fronte a questo problema con la più ampia sollecitudine. Non ci possiamo permettere il verificarsi di una situazione in cui si crea, come nel caso della domanda iniziale nel lontano 2006, una platea di aventi diritto a cui il risarcimento non è stato erogato perché non più rintracciati e rintracciabili.
La policy di CONSAP, dobbiamo dargliene atto, è stata sempre quella di accantonare le somme dovute e non erogate ma, a distanza di anni, ha dovuto necessariamente smobilizzarle rendendole disponibili all’erogazione.
Il fondo scade nel 2030, quasi certamente porremo al Parlamento, a tempo debito, la necessità di una proroga. Ne abbiamo diritto, in quanto la legge non pone limiti al risarcimento che può e, aggiungo, deve essere completo, ma abbiamo anche una legittimità morale che dipende dalla natura stessa del Fondo che è a costo zero per lo Stato. Il nostro risarcimento è pagato non dai nostri concittadini e dal prelievo fiscale che grava sulle loro tasche, ma dalla stessa garanzia che hanno ottenuto, grazie a noi e alla nostra battaglia, di non soffrire quello che noi abbiamo sofferto e patito.