La risposta a un quesito di gran momento in tempi di crisi bancarie

Molti associati, o persone che seguono, meritoriamente, le nostre vicende, mi scrivono cose così:

Per quanto riguarda i rimborsi perchè non usano anche per noi un fondo di urgenza come hanno fatto per i fallimenti bancari, senza che noi si aspetti, così per tanto tempo e magari anni o addirittura li perdiamo pure?.

In genere rispondo, sintetizzando in questo modo:

Si può fare di tutto. Ma bisogna fare i conti con la realtà. E la realtà è questa:
1. c’è già una legge che dice che il fondo deve essere a costo zero per lo Stato, perché il danno lo hanno fatto dei privati;
2. modificare questo dispositivo significa uscire dal quadro legislativo entro cui si è inserita la soluzione rappresentata dal dlgs 122, vale a dire le regole di garanzia a vantaggio degli acquirenti (che poi non vengano applicate questo dipende sì dalla scarsa propensione alla legalità dal settore, ma anche dall’ignoranza profondissima del nostro popolo);
3. è molto difficoltoso ma più coerente e comprensibile agire attraverso un emendamento che modifichi la struttura sanzionatoria del dlgs 122 introducendo pene pecuniarie a carico degli imprenditori che non applicano la legge in modo tale che si alimenti il fondo.
4. i fondi per i fallimenti bancari, a conti fatti, saranno ancor più penalizzanti del nostro fondo una volta passato il polverone…

Mi manda Rai Tre cita tutto fuorché la legge!

Come al solito, purtroppo, l’informazione sull’esistenza delle tutela a garanzia degli anticipi versati per l’acquisto della casa è risultata carente. Nell’esposizione di un caso di fallimento di un consorzio di coop nel Lazio, si è detto di tutto fuorché dell’esistenza della legge 122. Possibile che non si riesca ad informare correttamente i cittadini sull’unica cosa che conta, vale a dire la legge e le regole?

La vicenda delle coop a proprietà indivisa in Emilia Romagna

Abbiamo iniziato a contattare il Comitato inquilini proprietà indivisa, ieri in trasmissione a «MimandaRaiTre». Le famiglie sono già strutturate in comitato. Per ora i primi indirizzi internet per saperne di più.
Ovviamente la vicenda ha un rilievo nazionale e travalica la dimensione regionale. Pone di nuovo al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica e del legislatore il tema dell’approvazione in tempi brevi, brevissimi, delle norme sanzionatorie per le imprese, anche cooperative che non applicano il d.lgs 122.
Qui il blog del Comitato.
Qui, invece, il gruppo Facebook del comitato.

La pessima situazione del nuovo complesso residenziale Parco dei Fontanili a Milano (post Expo!)

Un complesso residenziale a Milano di circa 500 famiglie privo di telefono e senza mezzi pubblici di fianco a un carcere, sebbene minorile, con già una decina di furti in appartamento, con illuminazione non completata e privo di collegamenti pubblici, con cittadini che devono affrontare almeno quindici minuti a piedi per raggiungere la MM Bisceglie. Ecco come si sviluppa l’urbanizzazione milanese.

 

Comunicato stampa del 18 novembre 2015

Il paese in cui si tesse la tela di Penelope

Quando le procedure fallimentari si comportano rispettando la legge allora è il Comune a mettersi di traverso.
È quanto sta succedendo a Sesto Calende (Varese), dove quattro famiglie, dopo almeno quindici anni di tribolazioni hanno visto riconosciuto il diritto di prelazione; hanno riacquistato la loro casa dal fallimento e ora si trovano a fare i conti con lungaggini burocratiche più o meno immotivate che ritardano la conclusione della vicenda.

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Cresce il numero degli immobili abbandonati. Una nota di Pierpaolo Molinengo

Sulla sua aggiornatissima e indispensabile Newsletter Pierpaolo Molinengo sottolinea un fenomeno che la dice lunga sulla situazione immobiliare:

Sono in continuo aumento le cosiddette «unità collabenti», vale a dire gli immobili ridotti in ruderi a causa del loro accentuato livello di degrado. Lo segnala la Confedilizia, che ha analizzato i dati forniti dall’Agenzia delle entrate sullo stato del patrimonio immobiliare italiano.
Nel 2014, il numero di questi immobili – inquadrati nella categoria catastale F2 – è cresciuto del 5,1% rispetto al 2013, ma il dato più impressionante è quello che mette a confronto il periodo pre e post IMU: rispetto al 2011, gli immobili ridotti alla condizione di ruderi sono aumentati di oltre il 58%, essendo passati da 278.121 a 441.497 (+163.376).
«Si tratta di numeri – ha dichiarato il Presidente della Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa – che devono far riflettere chi è chiamato a operare le prossime scelte di politica fiscale. Moltissimi di questi, quasi mezzo milione di immobili, infatti, vengono ridotti allo stato di ruderi per decisione dei singoli proprietari, che – non essendo più in grado di far fronte alle spese per il loro mantenimento e alla smodata tassazione patrimoniale in atto dal 2012 – li privano essi stessi delle caratteristiche che li rendono tali. Altri, e il fenomeno non è meno preoccupante, sono immobili che a così gravi condizioni di fatiscenza giungono da sé soli, sempre per la mancanza di risorse economiche da parte dei proprietari. In un quadro di questo tipo, risulta evidente come sia urgente un intervento di riduzione della tassazione su tutti gli immobili. In caso contrario, il fenomeno non potrà che ulteriormente aggravarsi».