Comunicato stampa sul fallimento di Chignolo d’Isola

L’ho appena inviato alle principali testate nazionali. Eccolo:

Siamo alle solite: l’impresa edile ottiene crediti non dovuti dalla filiale compiacente di qualche banca (l’ipoteca sul terreno mette al sicuro la banca dai rischi del fallimento); rastrella danaro da ignari acquirenti che magari ricevono assicurazioni dalla stessa filiale che ha dato i soldi all’imprenditore; poi la situazione precipita e alla fine l’impresa chiude; il proprietario continua a girare in Ferrari tra i paesini dove almeno 90 famiglie vedono i loro risparmi in fumo attendendo che il curatore fallimentare metta all’asta la loro casa.

Questo è accaduto nei mesi scorsi a Chignolo d’Isola nella bergamasca, ma anche in altri comuni toccati dall’attività di questa impresa edile. Questo è stato denunciato dalla famiglie coinvolte ai giornali locali (L’eco di Bergamo di ieri) e al TG della Lombardia. Questo rilanciamo agli organi di stampa nazionale.
Come in mille altri casi che ASSOCOND CONAFI denuncia da anni e per evitare i quali il legislatore ha emanato la legge 122 (in attuazione della legge Duilio 210) in vigore dal luglio del 2005.

Ma questo, evidentemente, non vogliono capire le imprese edili che continuano a vendere e costruire case senza applicare la legge 122 che tutela gli acquirenti prevedendo la fideiussione obbligatoria a loro carico. Se sono aziende solide e credibili non avrebbero difficoltà ad ottenerla; se, come il caso di Chignolo, sono delle vere e proprie aziende truffaldine i risultati sono questi.

ASSOCOND CONAFI, proprio il giorno in cui si riunisce per la prima volta il comitato consultivo del Fondo di solidarietà previsto dalla legge 122 a risarcimento delle vittime dei fallimenti immobiliari, richiama l’attenzione di stampa e opinione pubblica su una situazione intollerabile per un paese che si dichiara civile e che pur avendo una legislazione adeguata (la citata legge 122) viene in larga parte disattesa da chi come tutti dovrebbe attenersi alla legalità. Chi non applica la legge la viola.
ASSOCOND CONAFI invita i cittadini a non acquistare casa da costruttori che non presentano all’atto della firma del preliminare fideiussione bancaria a garanzia dell’intera cifra d’anticipo prevista dal preliminare medesimo.
La mancanza di fideiussione significa che la banca non è in grado di garantire della bontà dell’operazione e se non si fida la banca non si vede il motivo per cui dovrebbe fidarsi l’acquirente.

Nuovo fallimento in provincia di Bergamo

Basta un bravo giornalista e l’attenzione di una testata radicata nel territorio per documentare adeguatamente quello che accade ancora nel 2007 in questo disgraziato paese: quando fallisce l’impresa i cittadini perdono soldi e casa. La legge 122 deve essere integralmente applicata senza se e senza ma.
Questa la prima pagina dell’«Eco di Bergamo» di oggi con il richiamo all’inchiesta di Stefano Serpellini. La vicenda è stata ripresa anche dal Tg3 Lombardia.

Domani, finalmente, la prima riunione del Fondo

Si terrà a Roma, presso CONSAP, la prima riunione del comitato consultivo. L’iter formale per il suo insediamento si è finalmente concluso e il Fondo di solidarietà diventa a tutti gli effetti pienamente operativo.
All’odg l’andamento del fondo medesimo e la campagna di informazione sulla legge. Sarà un’ottima occasione per farci sentire e soprattutto cercare di recuperare il tempo perduto.
In rappresentanza degli acquirenti, come previsto dalla legge, ASSOCOND CONAFI, nella persona del suo presidente, avv. Franco Casarano.
Ecco i componenti del comitato: Gianfranco Pepponi, rappresentante del ministero dell’Economia e delle Finanze, presidente; Fausto Basile, rappresentante del ministero per lo Sviluppo Econimico; Giovanni Staiano, rappresentante dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI); Stefano Barbarotto, rappresentante dell’Associazione fra le imprese assicuratrici (ANIA); Marcello Cruciani, rappresentante dell’Associazione Nazionale Costruttori (ANCE); Franco Casarano, presidente ASSOCOND CONAFI; Paolo Panarelli, rappresentante CONSAP.

Chiesti quattro anni e sei mesi di reclusione al presidente del Consorzio Casa Lazio

COOP CASA LAZIO: CHIESTE CONDANNE PER FALCO E FIGLIA

(AGI) – Roma, 7 giu. – Quattro anni e sei mesi di reclusione
per Francesco Emilio Falco, all’epoca dei fatti presidente del
Consorzio Coop Casa Lazio, tre anni per la figlia Eleonora,
sua stretta collaboratrice. È quanto hanno sollecitato stamani
i pm Giuseppe Cascini e Stefano Pesci nella loro requisitoria
al processo che si sta svolgendo davanti ai giudici dell’ottava
sezione penale del Tribunale di Roma, nel quale i due Falco
devono rispondere delle accuse di corruzione, falso materiale e
occultamento di atti. Solo a Falco padre, inoltre, i magistrati
contestano anche il reato di calunnia.
Al centro della vicenda, per la quale sono stati condannati
in primo grado con rito abbreviato Salvatore Di Giorgio
(funzionario del ministero delle Attività Produttive,
condannato a 3 anni e 4 mesi) e l’intermediario Francesco Danna
(condannato a 3 anni), una tangente di 75 mila euro che Di
Giorgio avrebbe intascato per predisporre una relazione
ispettiva favorevole al consorzio omettendo di rilevare le
gravissime condotte di sottrazione del denaro in danno alle
cooperative aderenti e l’assenza del requisito di mutualità.
Danna avrebbe invece avuto il ruolo di mediatore e, da questa
operazione, avrebbe guadagnato 65 mila euro.
Al vaglio del collegio giudicante, inoltre, c’è l’episodio
di calunnia contestato a Falco padre per circa 15 milioni di
cambiali emesse da varie cooperative con tanto di sua firma che
lui avrebbe definito falsa.
In apertura del processo, poi, i pm avevano integrato il
capo di imputazione contestando a Francesco ed Eleonora Falco
anche i reati di falso materiale e occultamento di atti veri:
in concorso con Di Giorgio e Danna, secondo l’accusa, i Falco
avrebbero occultato una relazione ispettiva, come atto vero,
fatta da un collega di Di Giorgio, sottraendola nell’aprile del
2003 dagli uffici dello stesso dicastero. Questo documento, che
al ministero risultava smarrito, è stato trovato in copia
nell’abitazione di Danna: per i pm, il suo contenuto non era
favorevole agli interessi di Falco, tanto è vero che sarebbe
stato fatto sparire per essere sostituito successivamente dalla
relazione più favorevole scritta da Di Giorgio. (AGI)

Il Governo decide di utilizzare i conti corrente dormienti

Per cosa? Per indennizzare le vittime dei bond argentini. Non so valutare tecnicamente la decisione, avvenuta nella riunione di ieri del Consiglio dei ministri su proposta di Padoa-Schioppa; certo che limitarne l’utilizzo agli investitori dei bond argentini mi pare restrittivo. I «dormienti» potrebbero essere utilizzati per alimentare il fondo di solidarietà? Anche qui vi sono controindicazioni: il fondo si alimenta attraverso l’applicazione della legge 122; se mancasse il pungolo del fondo aumenterebbero i motivi per disapplicarla e a noi sta a cuore non solo il risarcimento ma l’effettiva tutela degli acquirenti di oggi, di iei e di domani…
Questo il testo della decisione:

«- un decreto presidenziale, sul quale è stato acquisito il parere del Consiglio di Stato, che in ottemperanza a quanto stabilito dalla legge finanziaria per il 2006 definisce la nozione di rapporto contrattuale bancario e assicurativo “dormiente”, anche allo scopo di indennizzare i risparmiatori che, investendo sul mercato finanziario, siano rimasti vittime di frodi finanziarie o abbiano sofferto un danno ingiusto non risarcito in altro modo. I conti correnti bancari o assicurativi che per dieci anni non abbiano subito alcuna movimentazione da parte del titolare o di un delegato vengono dichiarati “dormienti” e in quanto tali confluiscono in un fondo, già istituito dalla predetta legge finanziaria e gestito da una apposita commissione. Tra i risparmiatori che beneficeranno di queste norme vi sono coloro che hanno sofferto un danno in conseguenza del default dei titoli obbligazionari argentini»

Qualche articolo in Toscana

La fine dello sciopero della fame di Bruno Falzea e, si spera, la conclusione del suo caso, ha lasciato uno strascico positivo di interesse sulla legge 122 e sulle sue problematiche.
Segnaliamo questo articolo della «Nazione» che illustra un’iniziativa dell’ANCE (associazione dei costruttori) per facilitare l’applicazione della legge. Era ora, dopo mesi di mugugni interessati.
E questo di «Repubblica» che parla delle vittime e delle domande inoltrate alla CONSAP.

Bruno Falzea sospende lo sciopero della fame…

… dopo l’incontro con il sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi. Il resoconto di Domenico Cotroneo:

All’incontro hanno partecipato Adriano La Rocca, Domenico Cotroneo, l’avv. Marco Carollo e Bruno Falzea, assieme a una nutrita presenza di persone che hanno letteralmente riempito l’ufficio del Sindaco.
Una ragazza ha consegnato direttamente nelle mani del Sindaco, a nome della cittadinanza, le firme firme raccolte in solidarietà dell’amico Bruno.
Il Sindaco erano assistito da alcuni tecnici e legali del Comune. Ha dischiarato immediatamente la sua disponibilità a risolvere la questione, chiedendo collaborazione da parte nostra con consigli e proposte operative. Grazie al preliminare e preziosissimo incontro svoltosi qualche giorno fa tra il Sindaco e l’avv. Marco Carollo, si è chiarito il significato delle sentenze emesse dal Tar e dal Consiglio di Stato. Adriano La Rocca ha esposto le due strade perseguibili alle quali lavorare in collaborazione con il Comune di Grosseto.
La prima, e la più semplice, è quella della revoca della convenzione tra il Comune e l’ impresa e la riassegnazione della proprietà a Bruno Falzea.
La 2° è la rideterminazione delle superfici e relativo prezzo, con un sopralluogo dei tecnici: in 16 anni non hanno mai verificato di persona i volumi emettendo di volta in volta ben 7 determinazioni diverse; questo per stabilire finalmente la reale superficie dell’immobile.
In definitiva un incontro positivo ricco d’intenti favorevoli alla risoluzione di questa annosa vicenda al quale seguirà un tavolo tecnico dove parteciperemo con l’avv. Marco Carollo.
Successivamente abbiamo incontrato il Prefetto di Grosseto, dott. Stefano Narduzzi, questa volta erano presenti solo La Rocca, Carollo, Falzea e Cotroneo. È stata fatta un’ampia panoramica sulle problematiche presenti a Grosseto. Oltre alla situazione di Falzea è stata affrontata la questione de “Il Castiglione” 36 famiglie coinvolte nel fallimento dell’impresa immobiliare avvenuta proprio in questi giorni.
Tra le famiglie vittime vi è una persona disabile che non solo si è fatta carico di un mutuo da pagare per il quale ha già iniziato ad onorare le prime rate, ma ha dovuto spendere per le migliorie necessarie ed occorrenti ad una persona con difficoltà motorie. Il cantiere è stato sequestrato in questi giorni, poichè in fase di ultimazione, e queste famiglie stanno vivendo il dramma e le paure che ormai conosciamo bene. Abbiamo invitato il Prefetto ad attivarsi ed a mantenere alta l’attenzione mettendo in atto tutti quei provvedimenti necessari nel limite delle proprie competenze.
Domenico Cotroneo

Vorrei ringraziare tutti coloro che in questi giorni hanno espresso solidarietà a Bruno Falzea. Al di là della sua storia è una prova che se coloro che sono direttamente coinvolti in queste vicende si muovono con razionalità e concretezza, e solidarietà!!!, qualche risultato si riesce a portarlo a casa.

Il «Corriere della sera»… inserto economia di ieri

Gino Pagliuca intervista Franco Casarano e Claudio De Albertis (Assimpredil, l’associazione dei costruttori lombardi) sull’applicazione della 122.
Qualche dato sulla capienza del fondo e la conferma delle difficoltà nell’applicazione della legge. Bene la sottolineatura, da parte di De Albertis, del rischio che corrono le imprese che non applicano la legge. Personalmente avrei detto anche che la legge si applica; la vogliamo applicata quando chiediamo sicurezza e difesa dai delinquenti… a maggior ragione dovremo volerla a difesa dei nostri soldi da rischi che non sono i nostri.
Un’obiezione a De Albertis: la 122 non è una legge “giusta nelle intenzioni” e sbagliata perché crea inconvenienti alle aziende… è che le aziende che soffrono di questi inconvenienti farebbero bene a fare qualcos’altro… Del resto ammette lui stesso che banche e compagnie «impongono condizioni molto gravose perché ritengono alto il rischio»… appunto, se il rischio è alto per banche e assicurazioni figurarsi per i cittadini!!!! Non si fidano gli istituti di credito e assicurativi dobbiamo fidarci noi?!!!
Questo l’articolo del «Corriere».

Ultimi aggiornamenti da Grosseto

Ce li fornisce Domenico Cotroneo:

Nelle ultime ore vi è stato un chiarimento in merito alle sentenze che il Sindaco ha inviato e per le quali Adriano La Rocca ha abbondantemente spiegato, nella lettera inviata al Sindaco, il reale significato all’interno dei procedimenti giudiziari a suo tempo promossi da Bruno Falzea per ottenere giustizia.
Il Sindaco, comprensibilmente, è apparso un po’ disorientato in tutta questa vicenda, abbastanza complessa e nella quale non ha nessuna responsabilità. Sembra abbia capito e messo a fuoco la situazione.
Vedremo martedì 29 alle 9.00, data nella quale avremo un incontro formale come associazione insieme con il Sindaco. Faremo il punto della situazione e cercheremo di strappare un impegno preciso da parte del Comune. Alle 10.00, inoltre, abbiamo appuntamento con il Prefetto di Grosseto. Se tutto va bene il 30 convochiamo una conferenza stampa e concludiamo il presidio a Grosseto.
Per Assocond Conafi Toscana: Domenico Cotroneo

Il Sindaco di Grosseto risponde, a modo suo, alle mail di solidarietà a Bruno Falzea

Il Sindaco, Emilio Bonifazi, ha inviato una laconica missiva a tutti coloro che nei giorni scorsi hanno espresso solidarietà a Bruno Falzea. In allegato vi erano i documenti che attestavano le cause “perse” da Bruno nei confronti del Comune.
Ho replicato immediatamente, così come ha replicato Adriano La Rocca. Questa la mia mail:

Caro Sindaco,
Intanto la ringrazio per la documentazione allegata alla sua.
Questo però non mi impedisce di muoverle alcune osservazioni, senza entrare nel merito legale della vicenda Falzea.

La prima riguarda il ruolo che i comuni svolgono nei confronti delle intraprese edilizie sul proprio territorio. Certamente i contenziosi tra l’acquirente e l’impresa non riguardano il comune, almeno in punta di diritto e mantenendo la giurisprudenza netta la differenza tra diritto amministrativo e i contratti tra privati. Cionondimeno, da un punto di vista più ampio e attinente alle vicende che come associazione documentiamo da anni, il ruolo dei Comuni nell’attribuire autorizzazioni e convenzioni che poi si risolvono, più spesso di quanto si creda, in fallimenti drammatici nelle loro conseguenze, risulta abbastanza ambiguo. I cittadini leggono i cartelli fuori dai cantieri con gli estremi pubblici dell’autorizzazione come vere e proprie garanzie: se il Comune ha autorizzato allora l’impresa è solida; se la banca ha finanziato allora l’impresa è valida… Insomma una commedia degli equivoci su cui, mi permetta, molti hanno operato in malafade.

Molte imprese hanno rastrellato quattrini dagli acquirenti e hanno poi chiuso baracca e burattini; istituti di credito hanno finanziato soggetti inattendibili con la certezza dell’ipoteca che li tutelava nell’ambito della procedura fallimentare. A rimetterci sempre e solo i cittadini. Questo è un dato di fatto.

Non si può poi attribuire la responsabilità all’incauto acquisto del cittadino, anche perché la banca che finanzia il fallito allora come deve definirsi se non più incauta ancora dell’acquirente? Visto che ha impegnato molti più soldi e rischio? E la banca ha strumenti molto ma molto più efficaci del cittadino nel capire in che situazione si trova realmente l’impresa!!!! Lo dovrebbe fare di mestiere! O no? O solo il cittadino deve essere una volpe?? Non si dimentichi che l’impresa inizia perché la banca la finanzia non certo solo con i soldi dell’acquirente.

Ecco perché crediamo, al di là della vicenda specifica, che l’impegno dei comuni a risolvere queste vicende che, ripeto, sono diffuse in tutto il territorio italiano e solo in quello perché non esiste paese al mondo in cui il fallimento dell’impresa grava sugli acquirenti, sia un dovere che discende dal ruolo che, in un modo o nell’altro il Comune ha giocato nell’avviamento di iniziative che si sono rivelate fallimentari.

Ora, però, ed è questo che più ci preme, c’è una legge la 122 che obbliga il costruttore a fornire garanzia fideiussoria all’acquirente. Ci risulta e lo abbiamo documentato a marzo in Parlamento, che venga disattesa per un buon 90%… Una vera vergogna. Anche in questo caso il Comune può giocare un ruolo positivo. Di informazione dei cittadini quanto ai loro diritti e, torno a ripeterle, quello previsto dalla legge 122 è un obbligo (obbligo non facoltà) alla fideiussione… Quel 90% di imprese che non applica la legge credo che abbia chiesto l’autorizzazione al proprio comune che, anche in questo caso, se ne lava le mani. La legge viene disattesa sotto gli occhi di chi la legge, per altri versi, la fa applicare magari multando giustamente i cittadini indisciplinati, riscuotendo giustamente le tasse, imponendo regole e comportamenti… Ma nel caso delle costruzioni no. Tutto questo passa in fanteria assecondando l’unica cosa che sembra obbligata e necessaria: far soldi senza rischiare nulla, anzi trasferendo il rischio sui cittadini. Comprenderà bene come lo scollamento tra cittadini e amministrazioni sia destinato ad approfondirsi ogni giorno di più.

Questo per noi è il significato del caso Falzea, al di là della sua storia tormentata e difficile. Mi sarebbe piaciuto che insieme con i documenti delle “condanne” di Bruno Falzea (civili…) lei avesse mandato quelli relativi all’impresa e al tipo di reato (penale) che in genere accompagnano le sentenze di fallimento: truffe, malversazioni, falso in bilancio, bancarotta fraudolenta ecc. Bruno Falzea è una di quelle persone che caparbiamente non si è rassegnata. Per questo lo sosteniamo e per questo speriamo che venga trovata una soluzione equa per la sua situazione.

Cordiali saluti

Per CONAFI-ASSOCOND: Riccardo De Benedetti, vicepresidente

Questa inveca la mail di Adriano La Rocca:

Illustrissimo Sig. Sindaco di Grosseto, dott. Emilio Bonifazi,

avendo ricevuto la Sua telegrafica nota, riguardante il caso del nostro associato, Geom. Bruno Falzea, nonché il pro-memoria dei competenti Uffici comunali, nonché le sentenze del TAR della Toscana e del Consiglio di Stato (atti che conosciamo molto bene), brevemente rispondiamo quanto segue:

1) le due sentenze (TAR e Consiglio di Stato) contengono un concetto molto semplice e chiaro: la materia del contendere non è di competenza del giudice amministrativo, bensì del tribunale ordinario. Entrambe le magistrature chiamate a pronunciarsi, infatti, hanno dichiarato la propria “Incompetenza a giudicare”, respingendo i ricorsi presentati da Bruno Falzea. In nessuna delle sentenze, però, Lei troverà scritto che LA DETERMINAZIONE DEL PREZZO DELL’ALLOGGIO, CALCOLATA DAGLI UFFICI DEL COMUNE, E’ GIUSTA ED ESATTA!
2) Bruno Falzea, che aveva presentato questi ricorsi amministrativi nelle more di decisione di altra causa, che era in discussione davanti al Tribunale di Grosseto, contestava, in particolare, la determinazione del prezzo (da lui già interamente pagato e non solo: l’impresa, infatti, oltre a quanto stabilito nel preliminare per l’acquisto della proprietà dell’immobile – 117 milioni, più altra somma versata “a nero” – era riuscita ad ottenere ANCHE il frazionamento del mutuo garantito dallo Stato ed il conseguente pagamento di altri 60 milioni dalla B.N.L.) che è stata fatta dagli Uffici tecnici del Comune di Grosseto. Quando dovesse risultare di qualche utilità nella comprensione della vicenda riguardante Bruno Falzea, gli Uffici del Comune (nell’arco dei 14 anni trascorsi dalla consegna dell’immobile), attraverso successivamente determinazioni,  hanno modificato più e più volte il costo di costruzione dell’alloggio, aumentandolo, poi diminuendolo, poi aumentandolo nuovamente. E’ lecito chiedere ad una Pubblica Amministrazione, ordunque, quale sia il costo definitivo di costruzione dell’alloggio ed in quale modo esso debba essere correttamente calcolato?
3) soltanto nel 2005 il Tribunale di Grosseto, accogliendo il ricorso presentato da Bruno Falzea, ha emesso la sentenza con la quale ha ordinato che gli venisse trasferita la proprietà dell’alloggio e (non è stata una bella figura, per gli Uffici del Comune!) ha stabilito un prezzo INFERIORE a quello determinato dall’Ufficio Tecnico dell’Amministrazione della quale Lei è, onorevolmente, Sindaco.
4) essendo, tuttavia, stato dichiarato – nel frattempo – il fallimento dell’impresa costruttrice del fabbricato, BIEMME Costruzioni di Bardi & Melani (stante, però, quanto al precedente punto 2, sorge il remoto dubbio, per adesso non supportato da elementi probatori, che forse non di fallimento avrebbe dovuto trattarsi, bensì di qualche altra procedura concorsuale, nella quale maggiore peso avrebbero potuto assumere aspetti rivelanti sul piano penale), la curatela fallimentare ha presentato appello contro la sentenza del Tribunale di Grosseto, quella che ha stabilito che la proprietà dell’alloggio deve essere trasferita ed intestata a Bruno Falzea;
5) la prima udienza dell’appello è stata fissata per il marzo del 2009 e si ha ragionevole motivo di ritenere che la sentenza uscirà per il 2012.
6) nel frattempo, tuttavia,  Bruno Falzea, oltre a vivere una vita d’Inferno per non restare schiacciato dalla ordinaria ingiustizia (fenomeno interamente e tipicamente “italiano”),  ha dovuto sostenere spese notevolissime per difendere il suo diritto alla proprietà della casa, gia pagata e strapagata e corre ancora il rischio che la curatela fallimentare possa ottenere una sentenza con la quale potrebbe essergli sottratta e vanificata ogni speranza (oltre che il suo buon diritto).

L’amministrazione comunale, qui veniamo al nocciolo del problema, ove intendesse non rimanere inerte spettatrice di questa vicenda, ma, intendendo salvaguardare il “pubblico interesse” e le finalità legittime del programma attraverso il quale (nel rispetto delle leggi che, all’epoca, hanno permesso di realizzare l’intervento di edilizia agevolata-convenzionata del quale fa parte l’alloggio strapagato da Bruno Falzea, assegnatario che è ancora in possesso di tutti i “requisiti soggettivi” per vedersi intestata la proprietà dell’immobile) è stato realizzato il fabbricato, potrebbe (dovrebbe?) intervenire dichiarando la decadenza della BIEMME Costruzioni, revocando quindi la convenzione a suo tempo sottoscritta con quella impresa fallita, allo scopo di impedire che, nel caso l’immobile dovesse finire all’asta, la proprietà possa essere trasferita a persone che non avrebbero obbligo alcuno di dimostrare il possesso dei “requisiti soggettivi” per la partecipazione ai programmi di edilizia agevolata-convenzionata.
Una volta dichiarata la revoca, per inadempienza, della BIEMME Costruzioni, nulla impedirebbe al Comune (che è proprietario dell’area e di tutto quello che vi è stato costruito sopra) di assegnare l’alloggio a Bruno Falzea per il rimanente tempo dei 99 anni (essendone trascorsi già 16) per i quali il diritto di superficie era stato concesso al costruttore fallito.

Non ho potuto essere sintetico quanto lo è stato Lei, Ill.mo Sig. Sindaco, ma sono certo che se la Sua amministrazione volesse esserlo con i fatti e con gli atti, il caso di Bruno Falzea si sarebbe potuto chiudere e definire, si può ancora chiudere e definire, nello spazio di 30 giorni (anziché i 16 anni che sono già trascorsi e gli altri 6 anni che si prevede dovranno ancora trascorrere, prima di riuscire a vedere la “luce” alla fine di questo oscuro tunnel).

Nel ringraziarLa, Ill.mo Sig. Sindaco , dell’incontro da Lei gentilmente accordatoci per il prossimo 29 maggio a Grosseto e della Sua attenzione e della disponibilità da Lei dimostrata nel corso di tutta questa iniziativa di sostegno della giusta lotta di Bruno Falzea, La prego di voler estendere la nostra gratitudine alla persona della gentilissima e paziente Sig.ra Marta Tarsi, incaricata della Sua segreteria particolare.

p. ASSOCOND-Conafi Toscana
il f.f. di presidente
Adriano La Rocca