Non sappiamo per quale motivo al sig. Angelo Busani, collaboratore de «IlSole24Ore», non piace la legge 210, certo non per motivi ben argomentati e sostenibili.
La critica è legittima, soprattutto se serve a migliorare un dispositivo legislativo complesso e articolato, ma l’articolo comparso nell’inserto «Norme e tributi» di domenica, 12 giugno, del giornale di Confindustria è semplicemente delirante. A partire dall’occhiello: «La copertura garantita dalla fideiussione non potrà scattare per pagamenti in nero», come se la legge dovesse tutelare l’illegalità!
Busani non è nuovo a questi interventi, ma questa volta ha davvero esagerato per tono delle argomentazioni e merito dei rilievi… inesistenti sul piano tecnico.
Il danno è grave perché la legge ha bisogno di sostegno e di fiducia informata. Franco Casarano risponderà nel merito tecnico (si fa per dire!) dei rilievi mossi da Busani.
Rimane il rammarico per una testata che ci ha sempre seguito con competenza e attenzione, pensiamo a tutti gli articolo di Saverio Fossati, di Marco Liguori e di tanti altri collaboratori del «Sole», uno scivolone che speriamo possa recuperare al più presto.
Comunicato stampa e dlgs 122
È fatta…
il Governo ha approvato in via definitiva il decreto legislativo in attuazione alla legge delega 210, «Tutela dei diritti patrimoniali degli acquirenti di immobili in costruzione».
Grazie al Parlamento, al Governo, all’on. Duilio al sottosegretario Michele Vietti, al ministro Castelli e a tutti coloro che hanno sostenuto i cittadini del CONAFI-ASSOCOND in questi quattro anni di lavoro e impegno per un obiettivo di civiltà. Grazie all’ANCE e al suo presidente, Claudio De Albertis.
GRAZIE A TUTTI COLORO CHE HANNO DATO VITA AL CONAFI E LO HANNO SOSTENUTO.
Malumori infondati
Qualche malumore, comprensibile ma anche sostanzialmente infondato, da parte delle piccole e medie imprese del settore edile.
Potete leggere la loro presa di posizione in questa nota [grazie a Gennaro Gallo per la segnalazione].
Nel merito due osservazioni:
a. l’aumento previsto dei costi delle case in costruzione è davvero relativo e, secondo le proiezione dell’ANIA non dovrebbe superare il 2-1,5%. Da calcolarsi, però, non sull’intero valore dell’immobile ma solo sulla quota relativa agli stadi di avanzamento lavori.
b. Il problema delle difficoltà che incontreranno le imprese a bassa patrimonializzazione è IL PROBLEMA, nel senso che è fuori da ogni logica di mercato che le imprese che non hanno soldi rischino quelli degli acquirenti! Del resto l’entrata in vigore a inizio 2006 dei protocolli di Basilea 2 imporrà al credito d’impresa regole più rigorose e quindi la necessità per le limprese di dotarsi di quote di patrimonio più elevate. Davvero non si capisce come si poteva andare avanti con imprese senza capitale che costruendo con i soldi degli acquirenti, neppure garantiti e sicuri, realizzavano profitti enormi e a rischio zero… tanto a pagare erano i cittadini!
Iter concluso
Oggi il Consiglio dei ministri dovrebbe emanare il decreto legislativo che rende operativa la legge 210. Se tutto va bene l’iter dovrebbe essere concluso. Poi la firma del presidente della Repubblica e l’attuazione della legge.
Un libro sul Condominio La Torre
Le nostre vicende e le nostre storie cominciano a conservarsi… anche sotto forma di libro. E come spesso accade è il Piemonte che si muove con più celerità.
Antonino Salerno ci avvisa di questo volume fresco di stampa:
Cari amici,
è pronta la pubblicazione dal titolo La casa riconquistata sul caso torinese di via Pietro Cossa. È una storia esemplare di come sia possibile uniti, determinati e ben consigliati, salvare l’abitazione e ridurre il danno pur se coinvolti in un fallimento immobiliare (annunciato in questo caso). Tre ne sono gli autori: il “Condominio La Torre”, il Conafi/Assocond Piemonte e il Circolo Legambiente L’Aquilone. È un bel riconoscimento del nostro lavoro. Il libro, pubblicato dalla Città di Torino, è a disposizione di tutti gli amici Conafi, non solo piemontesi.
Antonino Salerno
L’assemblea di Novara
L’assemblea di venerdì a Novara ha trovato un’attenta cronista in Mariangela Mollica, del «Corriere di Novara», che ha dedicato un’intera pagina all’incontro.
Effetti dell’inchiesta genovese
La vicenda di Genova ha prodotto qualche effetto, diciamo così collaterale: il blocco delle delega ai notai da parte del tribunale civile.
Non è un vero e proprio blocco delle aste ma poco ci manca e comunque sancisce una certa, diciamo così, inaffidabilità del sistema che gravita intorno alle famigerate aste.
L’articolo del Secolo XIX di oggi.
Assemblea fallimento San Gaudenzio
Venerdì scorso a Novara si è tenuta l’assemblea delle 150 famiglie coinvolte nei fallimenti San Gaudenzio e SFI. Situazione pesante ma soprattutto consapevole che la soluzione deve essere trovata con determinazione e caparbietà dalle famiglie coinvolte.
Come spiega Antonino Salerno nel comunicato stampa diffuso subito dopo l’assemblea:
[…] A distanza di 6 anni dalla dichiarazione di fallimento le famiglie hanno finalmente capito, ad un passo dall’asta, che solo un’azione collettiva e determinata, con il sostegno di CONAFI/ASSOCOND e dei media, e coordinata dall’Ufficio Fallimenti Immobiliari della Regione Piemonte, può evitare il peggio. In proposito, ci aspettiamo che la nuova Giunta regionale doti finalmente l’Ufficio citato delle risorse umane e finanziarie necessarie a raggiungere i propri scopi.
L’esperienza che abbiamo maturato in 4 anni di battaglie ci ha insegnato che affrontare in ordine sparso banche, curatori e tribunali ha un solo esito possibile: ripagare la casa o esserne cacciati. Poche le eccezioni.
Questo caso, per vicinanza geografica e per la presenza, fra gli altri, di un comune soggetto creditore: Banca Intesa, si lega alla vicenda delle 12 famiglie di Caltignaga (No) colpite dal fallimento del Consorzio Corecep.
Per Caltignaga il tavolo inaugurato ormai da un anno, sotto gli auspici della Regione Piemonte, sta segnando una battuta di arresto causata dall’irrigidimento improvviso di Banca Intesa.
Alle ripetute richieste di spiegazioni la Banca ha infine accampato le classiche motivazioni: «non possiamo venire economicamente incontro alle famiglie perché ce lo impedisce la Banca d’Italia», nientemeno, oppure «spettava alle famiglie informarsi sulla solidità dell’impresa da cui compravano», dimenticando che il fallito ha potuto operare in virtù del credito che gli era stato da loro concesso proprio perché, si presume, considerato affidabile e solvibile.
Sono argomenti ormai spuntati e superati dal dibattito pubblico che sviluppatosi negli ultimi anni ha prodotto la legge delega 210/2004.
Ci auguriamo che gli Istituti di Credito si dimostrino in futuro realmente e sinceramente dialoganti, per evitare che i tavoli di mediazione si tramutino in riti svuotati di senso. Ciò, anche in considerazione del carattere residuale che queste vertenze rivestono, stante la prossima emanazione dei decreti della legge di tutela e che la prevista fideiussione obbligatoria per il costruttore/venditore, a garanzia delle somme anticipate dai promissari, offre alle Banche, su un piatto d’argento, l’occasione di incrementare il proprio volume d’affari per i prossimi anni con un nuovo prodotto.
Poi, in nome della concretezza, occorre dire che per i rogitati (chi ha avuto il bene sì trasferito ma in presenza di un’ipoteca non cancellata dal fallito), la banca creditrice che si risolvesse per il pignoramento dell’appartamento dovrebbe aspettare mediamente 6/7 anni prima di rientrare del credito. Non conviene dunque ai bilanci dell’Istituto, ma anche alla propria immagine, rientrare subito dall’esposizione in cambio di una mano tesa alle vittime?
O, forse, la Banca gioca psicologicamente col tempo per fiaccare la resistenza delle famiglie? Se così fosse occorre ricordare che l’art. 41 della nostra Carta costituzionale impegna tutte le imprese italiane o che in Italia operano, ad un’iniziativa economica che «non può svolgersi in contrasto con la utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana». Insomma, libertà d’impresa non significa agire in un vuoto pneumatico autoreferenziale in cui è sufficiente render conto del proprio operato ai soli azionisti.
CONAFI/ASSOCOND Piemonte
Antonino Salerno
Le indagini sulle sezioni fallimentari dei tribunali
Nonostante la Legge e i suoi rappresentanti abbiano sempre enfatizzato gli elementi di par condicio che ispirano il ricorso alle aste per concludere i fallimenti e liquidare le pendenze del fallito a vantaggio dei creditori e di coloro che vi sono rimasti coinvolti, ebbene, quello che invece emerge da diverse indagini della magistratura a carico di molte situazioni è proprio il contrario: comitati di affari, vere e proprie cosche di professionisti dediti alla turbativa e alla manipolazione delle aste immobiliari.
Dopo Roma e Firenze degli anni scorsi ora è la volta di Genova, dove è stata sgominata una rete di truffatori d’asta.
La rassegna stampa dell’inchiesta in queste immagini (grazie a Giorgio Barbiero):
La Repubblica;
La Repubblica 2;
Il Corriere mercantile; Il Corriere Mercantile 2;
Il SecoloXIX; Il Secolo XIX 2.