La questione «fallimenti immobiliari» in sintesi [1]

Ecco la prima di una serie di chiarimenti a uso dei più, nei quali sono compresi in ordine sparso:

    1. decisori politici di ogni ordine e grado;
    2. gli stessi imprenditori ai quali fare i pesci in barile è quasi sempre conveniente in virtù dell’ignoranza dei primi in lista 1.
    3. cittadini italiani, che a vario titolo, a svariate riprese e il più delle volte a vanvera decidono di destinare la loro fiducia ai soggetti al punto 1.
    4. ai potenziali acquirenti di immobili, che poi sono gli stessi del punto 3 ma non lo sapevano e quindi se sanno anche loro ciò che dovrebbero sapere quelli del punto 1 e 2 ci guadagnerebbero in termini di serenità e sicurezza dopo che sono andati a cercarsele dove non potevano trovarle, e cioè agenzie immobiliari, costruttori, associazioni dei consumatori ecc.

Il problema «fallimenti immobiliari», vale a dire il fatto che in Italia, e solo in Italia, le conseguenze del fallimento d’impresa ricadono sugli acquirenti, è indice di una forte anomalia nel sistema produttivo del comparto edilizio.
Riassumibile in questo comportamento: l’impresa edile usufruisce, con gli anticipi dell’acquirente, di una forma particolarissima di finanziamento. A costo zero, perché sui soldi dell’acquirente l’impresa non paga alcun tasso di interesse. I soldi dell’acquirente entrano nella disponibilità del costruttore che dovrebbe impiegarli nell’iniziativa per la quale l’acquirente ha sottoscritto un preliminare. Vedremo le caratteristiche di questo preliminare in seguito. Per ora il punto da sottolineare è questo: il costruttore riceve soldi a costo zero e rilascia una semplice promessa di consegna dell’abitazione. Questa è un’anomalia, in quanto i normali canali di finanziamento del rischio di impresa prestano soldi all’imprenditore sempre a un certo costo.

Una riflessione politicamente scorretta a uso di chi ha orecchie per intendere

Sono tredici anni che questo blog racconta una semplicissima cosa: la soluzione giuridicamente efficace a un problema ottenuta con il sacrificio e l’azione di pochi cittadini a vantaggio di tutti gli altri.
Chi compra casa e anticipa i propri soldi al costruttore, se costui fallisce, è tutelato, da dieci anni. I soldi che versa, infatti, non possono essere considerati capitale di rischio. Il rischio è dell’impresa che, su questo, giustamente, ricava i propri utili. Se è capace di lavorare, progettare e offrire al mercato prodotti che soddisfano il bisogno di abitazione che giustifica l’esistenza dei costruttori.
Ora, in tutti questi anni, almeno dal 2005, in cui la legge 122 è entrata in vigore abbiamo affrontato, io, l’avv. Franco Casarano, Marco Magni, l’avvocato Augusto Cirla e pochi altri in giro per l’Italia, decine e decine di casi di fallimenti che non hanno avuto modo di essere tutelati dalla norma. Vuoi perché erano precedenti all’entrata in vigore della legge, vuoi perché gli acquirenti non sapevano delle tutele e non hanno esercitato il diritto previsto.
Soluzioni per loro sono difficili da trovare e infatti non se ne sono trovate. Così che moltissime famiglie, dell’ordine delle centinaia, e altre se ne stanno presentando all’orizzonte, hanno perso la casa e i soldi.
Non hanno ricevuto l’attenzione di nessuno. Dico nessuno. Sono profughi, a tutti gli effetti.
Ho visto trovare soluzioni abitative di emergenza, altre di housing sociale, come si dice ora per fare i colti sullo sterco che ancora ricopre spesso il comparto dell’abitazione. Ma mai ho trovato da parte di molte istituzioni benemerite, caritative, cooperativistiche, fondazioni bancarie, che pure si spendono, con passione e altruismo, a questo punto non so quanto disinteressato, per gli altri, attenzione e sostegno su soluzioni praticabili in grado di ristorare le famiglie incolpevolmente coinvolte.
Parlo molto chiaramente: ma quando si sostengono progetti di housing sociale per i quali si spendono soldi, tanti soldi pubblici e no; si offrono soluzioni di emergenza a persone e famiglie bisognose tra le quali mai, dico mai con cognizione di causa, sono inclusi coloro che hanno pagato tutti i loro soldi per avere la casa e che per effetto del fallimento dell’impresa l’hanno persa e per riaverla se la ripagano, ebbene, quando il nostro sistema funziona così funziona male è profondamente ingiusto nei confronti dei cittadini italiani. E questo non è tollerabile. Non dovrebbe essere tollerabile neppure per la buona coscienza di coloro, e sono tanti, che dicono di spendersi per i mali del mondo e non di quelli del loro prossimo.

Sì, sono un lobbysta… e me ne vanto!

Penso di essere un lobbysta. Non per finta. Da quando ho tramato nell’ombra (si fa per dire!) per ottenere il dlgs 122 che protegge gli acquirenti di case in costruzione, potenzialmente tutti i cittadini italiani, vale a dire dal 2001, non passa settimana che io o Marco non si faccia una telefonata, o più di una, in Parlamento, a questo o a quel deputato, a questo o a quel senatore, commissione o sottosegretario.
Certo noi sappiamo per cosa ci muoviamo, quali sono i nostri obiettivi: ora che la legge è in vigore da più di dieci anni si tratta di farla applicare, di renderla realmente efficace. Mi considero lobbysta perché non sono passato da nessuna cosiddetta associazione della società civile, di consumatori o sindacati, vere e proprie anime morte della partecipazione democratica. Se solo avessero preso in esame il problema avrebbero praticamente impedito qualsiasi decisione nel merito, avrebbero ingarbugliato le acque, avrebbero fatto di tutto per evitare la soluzione del problema e, soprattutto, avrebbero gettato le premesse per costituire una qualche struttura burocratica in grado di perpetuarsi attraverso la non soluzione del problema. Per fortuna che della questione non se ne sono mai occupati e grazie al cielo non si sono impicciati in cose la cui comprensione, ma soprattutto la pazienza di capire gli intimi meccanismi di funzionamento, è quanto di più lontano esista dalla loro mentalità.
Tutto questo è documentato da questo blog che dura dal 2003! Duemilatre! Per questo ritengo questa specie di dibattito sulle lobby, per altro tecnicamente inesistente perché nessuno vuole ammetterne l’esistenza e quindi la necessità di una regolamentazione, una farsa ridicola e un po’ mortificante. Avessero tutte queste anime belle riflettuto almeno una volta su cosa comporta realmente la partecipazione dei cittadini alla soluzione dei loro problemi e forse si sarebbero accorti che siamo in una democrazia che funziona se solo la si vuol far funzionare.

Il comunicato stampa dell’on. Cimbro a seguito della risposta governativa alla sua interpellanza

Ecco il testo del comunicato stampa dell’on. Eleonora Cimbro a seguito della risposta data dal Governo alla sua interpellanza.

Sono tornata nuovamente su una questione che sto seguendo, insieme con altri deputati, fin dall’inizio dell’attuale legislatura: la tutela degli acquirenti di immobili, in caso di fallimento dell’azienda costruttrice. Oggi, attraverso un’interpellanza urgente presentata in aula, abbiamo ribadito la necessità di modificare l’impianto sanzionatorio nei confronti delle ditte che non applicano la normativa vigente: il 70% delle nuove costruzioni viene infatti venduto senza la garanzia fideiussoria imposta dalla legge.

Nella risposta, il Ministro ha ricordato come siano state depositate ben cinque proposte di legge sul medesimo tema; di una in particolare, l’iter è stato avviato al Senato. Sarà nostro impegno assicurarci che la discussione sull’atto proceda, incontrandoci prossimamente con i membri della Commissione incaricata dell’esame della proposta, e con il relatore: l’obiettivo è portare a casa il risultato entro la fine della legislatura.

È interesse anche dei costruttori che questa legge venga discussa e approvata: ponendo la necessità per il costruttore di essere considerato «garantibile», la garanzia fideiussoria stimola il miglioramento della qualità imprenditoriale, diminuendo così il rischio di default.

Chiederemo pertanto un incontro al Presidente dell’ANCE De Albertis, per invitarlo a una riflessione su questo tema, che siamo certi riterrà anche lui di primaria importanza.

Qui l’estratto del Resoconto stenografico della seduta di oggi, 1 aprile, sull’interpellanza a prima firma on. Eleonora Cimbro. A partire dalla seconda pagina.

La campana delle banche sulla questione mutui

L’intervento di Giuseppe De Lucia Lumeno, segretario generale dell’Associazione nazionale fra le banche popolari, utilizza l’argomento della lentezza della giustizia civile.
Ottimo argomento, verrebbe da dire, se non che, in realtà, nei casi delle procedure concorsuali legate ai fallimenti immobiliari, il comportamenti dei legali delle banche tendono a dilatare i tempi e a procrastinare le soluzioni extra-giudiziali. Non mi è parsa una difesa molto efficace.

La banca potrà pignorare la prima abitazione?

Cito un chiarissimo intervento dell’amico Pierpaolo Molinengo, Direttore responsabile della rivista online «NewsPages», sull’argomento che vede ancora una volta il sistema bancario favorito da scelte governative perlomeno discutibili. Le questioni trattate da questo blog sono diverse, anche se una osservazione riesco a farla alla fine dell’intervento di Pierpaolo.

Il Governo si appresta a rendere inapplicabile l’art. 2744 del codice civile che vieta il trasferimento del bene ipotecato al creditore. È quanto afferma la Fiaip, secondo cui anche la sesta Commissione Finanze e Tesoro del Senato, presieduta dal Sen. Mauro Maria Marino (Pd), ha chiesto all’esecutivo di fugare ulteriori dubbi sull’attenuazione delle tutele per i proprietari di immobili rispetto alla banca mutuante.
Ma cosa sta succedendo? Citiamo il sito «La legge per tutti», che spiega che “il testo di legge contenuto nella normativa comunitaria stabilisce, infatti, che gli stati membri non possono impedire alle parti di un contratto di credito di convenire espressamente che la restituzione o il trasferimento della garanzia reale o dei proventi della vendita della garanzia reale è sufficiente a rimborsare il credito. Il che, tradotto in termini molto semplici, significa che sarà legittima la clausola, contenuta nel contratto di mutuo tra la banca e il cliente, con cui si stabilisce che, nel caso di mancata restituzione delle somme prestate, l’istituto di credito può esigere il trasferimento, in proprio favore, della proprietà relativa all’immobile su cui ha già iscritto l’ipoteca, senza bisogno di avviare il pignoramento. Sarà poi la banca a mettere in vendita la casa (non quindi, secondo le procedure dell’asta davanti al tribunale, ma con gli strumenti contrattuali privati) ed, eventualmente, a restituire al cliente la differenza tra il prezzo ricavato e il debito non rimborsato”.
La Fiaip ritiene quanto mai singolare quanto previsto nello schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva 2014/17/UE in merito al fatto che le parti possano convenire, che in caso di inadempimento del cliente, la banca possa vendere il bene per cui ha prestato garanzia, senza passare per la procedura esecutiva. Fiaip ritiene che la norma in questione sia contro i diritti del consumatore e che se verrà approvata, sarà posta una seria ipoteca sulla serietà e la trasparenza dei contratti di mutuo che saranno stipulati in futuro e sulla tutela di chi ha contratto un prestito bancario. “Facciamo appello al Governo – dichiara il Presidente Nazionale Fiaip Paolo Righi – affinché i diritti dei proprietari di casa e di chi intende in futuro comperare un’abitazione siano mantenuti inalterati”.
“Il provvedimento governativo, cancellando di fatto l’articolo 2744 del codice civile, in caso di inadempimento del mutuatario (ritardo nel pagamento di 7 rate, anche non consecutive, così come stabilito dal Testo unico della finanza) consente alle banche di entrare in possesso dell’immobile ipotecato e metterlo in vendita bypassando il Tribunale, annullando di fatto l’obbligo di procedura esecutiva. Il governo in questo modo sta facendo l’ennesimo favore alle banche che potranno inserire nei contratti di mutuo, anche successivamente alla stipula, una clausola che lede i diritti dei consumatori, invece di tutelarli nell’ambito dei contratti di credito”. È il commento di Santino Taverna, Presidente Nazionale FIMAA – Federazione Italiana Mediatori Agenti d’Affari, (Agenti Immobiliari, Mediatori Creditizi, Mediatori Merceologici e Agenti in Attività Finanziaria) aderente a Confcommercio.
Antonio Patuelli, presidente dell’Abi sottolinea che “non riguarda fatti del passato ma la possibilità e l’eventualità per il futuro, lasciata alla libera contrattazione tra famiglie e istituti bancari. Esiste anche un fondo salva-mutui per le moratorie presso il Tesoro. Sono logiche europee, ce ne sono anche altre, comunque noi non ce ne siamo interessati”. Il banchiere ha poi chiarito: “Non si tratta di recupero crediti perché riguarderebbe il passato, mentre qui si parla di futuro”. Per completare l’informazione, ricordiamo che le banche operanti in Italia e numerose Associazioni dei consumatori stanno promuovendo diverse forme di collaborazione straordinaria a sostegno dei nuclei familiari che ancora scontano la coda della crisi o difficoltà occupazionali. Complessivamente da maggio 2013 a gennaio 2016 oltre 30.000 famiglie hanno potuto usufruire di misure di sospensione di rimborso delle rate di mutuo e di quelle del credito al consumo.

Senza entrare in tecnicismi giuridici, mi pare abbastanza chiaro che la norma governativa sembra prevedere uno scavalcamento delle procedure esecutive che, nel caso dei fallimenti, al contrario, sono invocate pesantemente dagli istituti di credito a loro vantaggio.
Ora, che le procedure siano lunghe, farraginose e spesso penalizzanti anche per il sistema creditizio si può ammettere, che però nel caso dei fallimenti le banche cerchino di ottenere il massimo da quest’ultime, mai accettando deroghe e trattative che riescano a tutelare entrambi, banche e acquirenti, e poi riescano a farsi approvare una norma che sottrae la decisione della vendita del bene a ogni controllo giudiziario e procedurale, lo trovo, diciamo così, abbastanza arrogante.

Alessandro Maggioni, Federabitazione-Confcooperative sulla situazione nel Lazio

Alessandro Maggioni interviene con una nota sul continuo emergere di situazioni di crisi, quando non di vere e proprie truffe, in questo momento concentrati drammaticamente nel Lazio.

«Al fianco dei soci truffati e delle istituzioni per isolare chi delinque fingendosi cooperatore»

«Dal sogno della casa all’incubo della truffa. È inaccettabile. Esprimiamo una grande amarezza per fatti che danneggiano la vera cooperazione e soprattutto chi ha la sfortuna di imbattersi in delinquenti mascherati da cooperatori. Noi siamo al fianco dei soci truffati per provare a risolvere casi tristi e dolorosi. Incoraggiamo le autorità inquirenti a fare pulizia e a isolare chi fa scempio nel nome della cooperazione per organizzare frodi».

Così Alessandro Maggioni presidente di Federabitazione Confcooperative, che continua:

«Questi casi – aggiunge Maggioni – evidenziano una dinamica di sistema illegale dove imprese criminali utilizzano lo strumento cooperativo per fare malaffare. Se così fosse potrebbero esserci altri casi non ancora venuti alla luce. Con i controlli sulle cooperative aderenti e il commissariamento degli organi di Federabitazione Lazio cerchiamo di scongiurare queste azioni delinquenziali. È chiaro però che emerge un quadro inquietante, che porta a un ampio allarme sociale; non si tratta più di casi isolati, ma di una sorta di “modello operativo di truffa” che deve vedere, al nostro fianco, anche una forte responsabilizzazione delle Istituzioni. Non possiamo più assistere a questa vergogna. Per i soci, per le loro famiglie e per la cooperazione autentica».

Manuale di sopravvivenza

La scarsa conoscenza della legge produce, tra svariati effetti nocivi, anche quello di non permettere la corretta percezione delle tutele attrezzate dal legislatore. In altre parole, il dispositivo normativo, per il fatto di essere stato eluso, viene percepito erroneamente come malfunzionante e non efficace. Naturalmente non è assolutamente vero: il d.lgs 122 è perfettamente adeguato ai suoi scopi e quando applicato tutela in tutte le sue fasi il processo di compra-vendita dell’abitazione dal costruttore.
Qualche anno fa avevamo predisposto un piccolo manualetto per accompagnare l’acquirente all’acquisto della casa in costruzione, con poche e semplici regole. Lo ripropongo con l’invito a tutti coloro che passano da questo blog a scaricarlo e a darne la più ampia diffusione.

Qui potete scaricare il manuale di sopravvivenza.